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Nel 1915 Gandhi torna in un’India sempre soggetta al dominio dei
colonizzatori britannici che, per mezzo di nuove leggi agrarie,
sequestravano le terre ai contadini in caso di scarso o mancato
raccolto. Contro questi soprusi si levarono sempre più fermenti di
lotta. Gandhi diventò il leader del Partito del Congresso, partito
che ha come obiettivo la liberazione dell’India dal colonialismo
britannico.

Nel 1919 avvenne
la prima grande campagna “satyagraha” di disobbedienza civile con il
boicottaggio delle merci inglesi e il non-pagamento delle imposte.
Gandhi venne processato e arrestato. Nel 1921 venne organizzata la seconda grande campagna “satyagraha” di disobbedienza
civile per rivendicare il diritto all’indipendenza del popolo
indiano. Gandhi partecipando alla Conferenza di Londra sul problema
indiano, chiese a gran voce l’indipendenza del suo paese. L’indipendenza e l’autodeterminazione dei popoli fu un punto fermo della sua lotta
politica. Il problema della miseria del popolo indiano, infatti, era
determinato dallo sfruttamento coloniale delle risorse del Paese da
parte dei britannici.
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“La nonviolenza il primo articolo della mia fede
e l'ultimo del
mio credo.... |
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è questo
il principio primo sul quale Gandhi ha fondato tutta la sua vita.
Per questo principio e per la sua azione conseguente egli viene
ancora ricordato.
Gandhi nacque a Portbandar in India il 2 ottobre 1869. Studiò nelle
Università Ahmrdabad e Londra. Alla fine dei suoi studi si laureò in
Giurisprudenza. Fece per breve tempo l’avvocato a Bombay.
Nel 1893 andò in Sud Africa come
consulente legale per una ditta indiana e vi rimane per 21 anni. E’
quello il periodo del colonialismo inglese che, oltre ad interessare
il Sudafrica, si espande in Canada, l'India, Ceylon, la Malesia,
l'Australia, la Nuova Zelanda, la Guiana occidentale e le isole
atlantiche. E’ in Sudafrica
che Gandhi deve fare i conti con la
realtà drammatica della segregazione razziale determinata dal
colonialismo e di cui sono vittime migliaia di immigrati indiani .
La ripulsa per le discriminazioni razziali subite dai suoi
connazionali (e da lui stesso) da parte delle autorità britanniche,
lo spingono alla lotta politica per il loro superamento.
La sua battaglia politica ebbe
questi momenti fondamentali:
nel 1906 Il Mahatma (termine che
significa "grande anima" e che venne dato a Gandhi dal poeta
Rabindranath Tagore) lancia,
a livello di massa il “satyagraha” che in sanscrito significa
letteralmente “fermezza della verità” ma che sta ad indicare il suo
metodo di lotta basato sulla resistenza nonviolenta per il
riconoscimento dei diritti dei suoi compatrioti. Gandhi iniziò così
la sua azione di non-collaborazione radicale nei confronti del
governo britannico; l’azione non-violenta diventava, per la prima
volta, un mezzo di pressione di massa. Con le ribellioni e le marce
pacifiche e non violente costrinse il governo sudafricano ad
attuare importanti riforme a favore dei lavoratori indiani
eliminando parte delle vecchie leggi discriminatorie e ottenendo in
questo modo il riconoscimento della parità dei diritti ai nuovi
immigrati.
Nel 1930 con la terza campagna di resistenza avvenne la famosa
“marcia del sale “. Gandhi iniziò la marcia il 12 marzo di quell’anno
raggiungendo il mare a Danni solo il 5 aprile sostenuto da una folla
immensa. Qui intese disobbedire contro l’iniqua tassa sul sale, che
colpiva maggiormente le classi più povere, raccogliendone
simbolicamente pochi grammi.
Insieme ad altre iniziative non violente venne promosso anche il
boicottaggio dei tessuti provenienti dall’estero. La risposta degli
inglesi non si fece attendere: 50000 persone vennero arrestate; tra
queste vi erano Gandhi e sua moglie.
Agli arresti Il Mahatma Gandhi
rispose sempre con la pratica non violenta dello sciopero della fame
e un sorriso disarmante.
Il 15 agosto 1947 l’India conquista
finalmente l’indipendenza. Non era l’indipendenza che Gandhi sognava
per il suo Paese che venne diviso in due Stati, India e Pakistan.
Questa divisione sancì, di fatto, la separazione tra indù e
musulmani. Il Mahatma Gandhi visse quest’esperienza come un venir
meno di uno dei suoi obiettivi politici che fu sempre qualcosa di
intensamente sentito: ”… il mio più intimo desiderio” disse Ghandhi
“… è di realizzare la fratellanza … tra tutti gli uomini, indù,
musulmani, cristiani, parsi e ebrei”. La separazione tra indù e
musulmani non poteva non essere la negazione di questo suo più
intimo desiderio!
D’altra parte la scelta di
separazione scatenò una violenta guerra civile per la quale si
contarono, alla fine del 1947, quasi un milione di morti e sei
milioni di profughi.
Il 30 gennaio 1948 Gandhi venne
ucciso da un fanatico indù pare perché non gradì la risposta
non-violenta alla divisione dell’India in due Stati.
Albert Einstein disse di Gandhi: "Le
generazioni a venire, forse, a fatica crederanno che un individuo,
come questo, in carne ed ossa camminò su questa terra."
Gandhi non ricevette mai il Premio Nobel per la
Pace, sebbene fu nominato cinque volte tra il 1937
ed il 1948. Decenni dopo comunque, l'omissione fu
pubblicamente rimpianta dal comitato del premio
Nobel. Quando il Dalai Lama fu premiato nel 1989, il
presidente del comitato disse che questo premio era
"in parte un tributo alla memoria del mahatma Gandhi".
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